A Gesù. Preghiere (1995-2000)

Edizioni Montalbano
2018
48 p
Montalbano Edizioni

4,50

Le preghiere di quest’opera sono state scritte in  un periodo compreso tra il 1995 e il 2000 dopo
la pubblicazione della prima raccolta dal titolo “Vorrei”.
Sono rimaste nel cassetto per quasi diciotto anni, nascoste, riservate. Oggi spinto dal desiderio
di farle conoscere, ho deciso di pubblicarle nella speranza che qualche verso possa far bene
all’anima, che possa aiutare a riscoprire il ruolo di Gesù nella nostra quotidianità.
Sono consapevole che il mondo odierno preferisce non parlare di Gesù, troppo scomodo e scandaloso, in una società fatta di idoli e di false promosse.
Anche se la sfida sembra persa in partenza sento però l’obbligo morale di proporre queste
riflessioni, semplici, francescane, e senza alcuna velleità poetica.
Consegno ai lettori un pezzetto della mia interiorità, della mia riflessione quotidiana su Dio,
compagno invisibile che mi ha sorretto lungo il mio percorso esistenziale e che non mi abbandonerà
mai fino al momento in cui cesserà il mio respiro. Da quel giorno si fermerà il mio battito, il mio
corpo si trasformerà in polvere, la mia anima non smetterà di lodare Dio per avermi dato la possibilità di vivere questo tempo con gioia e dolore.

dall’Introduzione di Nicola Tindaro Calabria

Confronta

Descrizione

Nella silloge “A Gesù”, Nicola Calabria esprime, anzi “rovescia”, tutto il suo mondo morale, etico, religioso e lo fa, raggiungendo talora risultati di un certo spessore poetico, conquista ardua, poiché
la precettistica dottrinale, sia cattolica o di altre religioni, non si presta a voli… pindarici, ma si nutre di dogmi, di imperativi categorici e risulta quasi sempre incompatibile con l’intuizione e la
creazione estetica.
Ormai ogni critico non omologato alla visione marxista (per la quale pure l’arte, come ciascun aspetto dell’attività umana, deve essere al servizio dell’ideologia collettivistica e, quindi, assoggettata
al realismo socialista) considera definitivamente acquisito il canone crociano “l’arte per l’arte”. Dunque, le creazioni dei poeti e degli artisti, in genere, devono “volare” libere verso il Cielo
dell’immortalità, se sono “intuizione ed espressione lirica del cosmo”. Anche questa definizione è del grande Benedetto Croce.
Il punto di partenza di Nicola Calabria, il messaggio della sua poetica, e la sua essenza sono rappresentati da un cristianesimo purissimo, rimasto evangelico, sfolgorante e senza alcun segno della
patina del tempo, vissuto in profondità dell’animo (quindi con valenze liriche) e scevro dalle sedimentazioni delle devianti tesi dei teologi della
cosiddetta “Liberazione”, mirate a princìpi compromissori, che si sono accumulate nella seconda metà del secolo scorso.
Il poeta utilizza a profusione, a favore del prossimo, dei fratelli in Cristo, soprattutto di quelli
che soffrono nel corpo e/o nello spirito, il grande scrigno dei valori del cristianesimo, costituiti dalle gemme della bontà, dell’humanitas, della solidarietà, dell’amore per Dio, della profonda fede in
Lui e dell’appassionata devozione alla Madonna.
Proprio questo spontaneismo e questa spinta verso la divinità, che hanno la naturalezza di un “naif ”, il candore e le “stigmate” di “verità”
del “fanciullino pascoliano”, permettono a Nicola Calabria di “creare” lirismo.
Ciò avviene, oltre che per l’ispirazione del poeta, altresì per la sua scrittura rapida, dinamica, piacevole, e un lessico, contraddistinto da una semplicità… francescana.

Dalla Presentazione di Paolo Riceputi

 

 

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